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15 marzo 2008

I segreti del successo (2)

Ogni giorno degli uomini e delle donne, come guidati da una mano misteriosa, emergono dalla folla ottenendo successi straordinari chi in campo professionale, chi in campo relazionale.

Ad essi la folla ignorante attribuisce il favore della fortuna, oltre che il possesso di qualità eccezionali di cui gli altri esseri umani sarebbero privi.

L’esame psicologico e le confidenze di tali persone, come di quelle che si lamentano di non avere successo nelle loro imprese, ci permettono di affermare con certezza che tutti hanno più o meno le stesse capacità e le stesse probabilità di riuscita.

I successi degli uni e gli insuccessi degli altri, non dipendono né dal caso né da qualità eccezionali, ma da una questione di METODO. Anche il soggetto meno dotato, se sa scoprire le forze latenti che sono in lui e se sa utilizzare i segreti che sono alla base delle relazioni umane, otterrà infallibilmente i successi più lusinghieri.

Tutti coloro che hanno raggiunto un qualsiasi obiettivo, anche modesto, hanno seguito, consapevolmente o inconsapevolmente, un METODO. Ma soprattutto hanno seguito UN METODO CHE FUNZIONA. La mancanza di uno schema, di una strategia o di un piano d’azione, porta inevitabilmente al fallimento in quanto è estremamente difficile colpire un bersaglio procedendo a tentoni.

Obiezione: “Ma utilizzare schemi e strategie, ad esempio nell’ambito di una relazione sentimentale, non rischia di togliere spontaneità e carica emozionale al rapporto?

Risposta: Immagina una storia d’amore come se fosse un film… alla produzione di un film partecipano fondamentalmente due categorie di persone. Una categoria che possiamo definire ATTIVA-CREATIVA a cui fanno parte sceneggiatore e regista. E una categoria passiva a cui fanno parte gli attori. Ora, lo sceneggiatore e il regista scelgono e decido in totale libertà come si deve svolgere il film. Utilizzano liberamente il loro ingegno per CREARE la trama, il carattere dei personaggi, la modalità delle scene, i costumi, il finale ecc.

Gli attori, invece devono sottostare e ubbidire alle istruzioni del regista e dello sceneggiatore. Non possono prendere alcuna decisione riguardo allo svolgimento della trama e su come deve andare a finire la storia raccontata nel film. Secondo te, per un essere umano, che cosa è più spontaneo, emozionante, eccitante e gratificante? Scegliere e creare in totale libertà oppure subire passivamente le scelte degli altri?

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Grazie a questo esempio possiamo facilmente capire come il seguire un metodo non solo rende emozionante il raggiungimento di un obiettivo, ma ci permette tra le altre cose di utilizzare finalmente al meglio la creatività. Quella creatività che molto spesso ci viene impedito di usare perché siamo costretti a sottostare alle decisioni o addirittura ai comportamenti strampalati altrui.

Obiezione: “Ma se questi metodi sono così efficaci, come mai non li utilizzano tutti?”

Risposta: Quando un bambino viene al mondo, il suo cervello è come un quaderno nuovo, con tutte le pagine bianche e pronte per essere scritte. Non appena il neonato esce dal ventre materno, coloro che lo circondano fanno a gara per scrivere sul suo quaderno. Ma non solo, non appena il povero bambino tenta di scrivere qualcosa sul suo quaderno, arriva qualcuno che gli toglie la matita di mano mettendosi a scrivere a sua volta.

Alcuni di questi insegnanti pieni di zelo ci impartiscono conoscenze utili come ad esempio fare i conti, guidare l’automobile, suonare uno strumento musicale, progettare un macchinario ecc. ecc.

Altri purtroppo ci insegnano cose deleterie come la timidezza, l’insicurezza, la paura del giudizio altrui e via discorrendo. Come se ciò non bastasse, la società in cui viviamo fa di tutto per renderci ansiosi, frustrati e insoddisfatti in quanto chi è ansioso e frustrato è più facile da controllare. Scuola, politica e chiesa ci insegnano che al mondo si viene solo per soffrire, che bisogna lavorare sodo per vivere, che il successo è un privilegio di pochi e che a tutto ciò non c’è rimedio.

E’ quindi chiaro e comprensibile che una persona, la quale cresce con la convinzione che non vi è rimedio alla sofferenza, difficilmente prenderà in considerazione vie alternative.

Anche in questo caso… ognuno tragga le sue conclusioni.


(Seduzione)

I segreti del successo (1)

Una stessa azione ripetuta per mille volte, porta per mille volte allo stesso risultato. Questo è un principio molto semplice e apparentemente scontato ma che pochissime persone considerano nel momento in cui si devono cimentare nel raggiungimento di un obiettivo.

Molto spesso, quando ti proponi di ottenere qualcosa, cominci a fare quello che reputi giusto senza però tener presente che ciò che si ritiene giusto non sempre funziona. Non solo, anche quando ti accorgi che quello che fai non funziona, continui ottusamente a farlo nella speranza che domani vada meglio. E il risultato è che domani commetterai sempre gli stessi errori di oggi che ti porteranno inevitabilmente agli stessi fallimenti.

Non è molto difficile prevedere il futuro di una persona: se oggi è uguale a ieri, domani sarà uguale a oggi e così via. “Incontro sempre lo stesso tipo di donna e la storia finisce sempre allo stesso modo”; “Incontro sempre lo stesso tipo di uomo che mi tratta e mi molla sempre nello stesso modo”. Queste sono le considerazioni più frequenti che fanno le persone rivolgendosi alla nostra scuola.

E’ ovvio che le tue vicende sentimentali e i tuoi risultati sul lavoro seguono schemi ciclici: questo capita perché ti ostini a fare sempre le stesse cose. E sovente l’orgoglio ti porta a vivere nella convinzione che quello che fai tu è giusto mentre sono gli altri a sbagliare o ad essere sbagliati! Questo atteggiamento porta con certezza quasi matematica a risultati negativi. Chi ha successo difficilmente si arroga la pretesa di sapere cosa è giusto o cosa è sbagliato; chi ha successo semplicemente fa le cose che funzionano senza porsi tanti interrogativi e senza aspettare che siano gli altri a cambiare.

Lo so, tutti noi siamo allettati dall’eventualità che gli altri cambino atteggiamento nei nostri confronti, o che la vita stessa si decida a trattarci con più benevolenza. Ma nessuna di queste due ipotesi si avvererà se noi non cambiamo prima qualcosa nelle nostre azioni. Devi cominciare a fare qualcosa di diverso. Allora sì, domani non sarà più come oggi.
SE VUOI OTTENERE CIO’ CHE NON HAI MAI OTTENUTO, DEVI FARE CIO’ CHE NON HAI MAI FATTO. Questo è il primo segreto che sta alla base di qualsiasi successo, sia esso sentimentale o professionale.

Ora la domanda che ci si pone è: d’accordo, bisogna fare qualcosa di diverso… ma che cosa?

La scienza del comportamento umano, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante. Lo studio dei meccanismi inconsci che portano un individuo a prendere una decisione piuttosto che un’altra, ha recentemente fatto sorprendenti scoperte spesso smentendo teorie psicologiche che si ritenevano indiscutibili.

Soprattutto la sperimentazione sul campo, nell’ambito delle dinamiche di relazione e di comunicazione, ha permesso di scoprire gli schemi che stanno dietro a comportamenti che, fino a pochi anni fa, si ritenevano governati esclusivamente dal caso o dalla chimica come ad esempio l’attrazione sessuale. Per quanto riguarda quest’ultima si è scoperto che esistono segnali, vie di comunicazione e schemi di comportamento che possono attivare, con precisione quasi matematica, gli impulsi dell’innamoramento e della fascinazione.

A questo punto sorge un’altra considerazione: ma acquisire queste conoscenze costa!

Bene, alcuni anni fa un grande filosofo contemporaneo disse: ”Se ritenete che la conoscenza sia cara, cominciate a chiedervi quanto vi sta costando la vostra ignoranza!”.

Torniamo infatti all’esempio dell’attrazione sessuale. Hai mai provato a calcolare quanto ti costa in un anno, tra regali, ristoranti ecc., corteggiare le donne che ti interessano col risultato di andare quasi sempre in bianco? Se sei una donna ti sei mai chiesta quanto ti è costato farti bella per l’uomo dei tuoi sogni col risultato che lui magari si e messo con un’altra o, peggio ancora, con una tua amica o addirittura ti ha mollato dopo pochi giorni?

Il secondo segreto del successo è la CONOSCENZA; il cosiddetto “know how”. Sempre negli ultimi anni si sono studiate le strategie vincenti di migliaia di persone di successo. Si è scoperto che tutte queste persone hanno una caratteristica in comune e cioè hanno investito tantissimo in conoscenza e formazione. Infatti, rimanendo sempre in tema sentimentale-sessuale, non trovi che sarebbe molto meglio sapere come incrementare del 70-80% i risultati positivi imparando a spendere il 70-80% in meno di quello che spendi attualmente?

(Seduzione)

28 ottobre 2007

Credenze e paure / Paura del Successo

Stress, ansia da prestazione, disordine, mancanza di tempo e di organizzazione.
Paura di impegnarsi, di prendersi delle responsabilità, di crescere e di confrontarsi con se stessi e con gli altri.

Ti ritrovi a pensare o a ripeterti “Il successo è duro da conquistare; Bisogna essere egoisti per riuscire davvero nella vita; Se solo avessi più tempo; Questo è davvero troppo difficile; Se poi ho successo vedrai che non troverò tempo per la famiglia e per i valori della vita; Non sono ricco ma almeno sono onesto; Se hai successo una volta poi tutti si aspettano che tu lo abbia sempre; Quando sei in cima, se poi cadi ti fai molto più male”.

Questi sono alcuni dei “sintomi” della paura di avere successo.
Sembra assurdo vero? Eppure è più diffusa di quanto si possa pensare. E questa paura, di fronte a qualcosa di nuovo, ci crea stress, ansia reattiva, corsa al farmaco, fuga dalla comunicazione, ricerca affannosa di scuse per non.

Da dove nascono queste paure?

Ovviamente anche questa paura nasce da Credenze limitanti, che hanno radici nella nostra infanzia e come abbiamo già analizzato nel capitolo precedente sulla Paura di Fallire.

E approposito di Credenze limitanti e di come a volte le “assorbiamo” senza nemmeno rendercene conto...
Non dimenticherò mai un esempio che ho sentito per la prima volta a Stoccolma, durante un Seminario sulla “Prosperità e la paura del successo”:

l’oratore parlava di uno dei film più visti degli ultimi anni: Titanic.
E faceva notare come tutta la storia fosse permeata dal concetto-Credenza che Ricco = Cattivo e Malvagio e Povero = Bello e Buono.
Infatti il nostro eroe è povero, ma sempre felice e buono fino al sacrificio finale. Nella stiva la gente povera non aveva granché, ma era allegra e ballava tutta la notte.
Il ricco invece non solo era antipatico e le sue ricche cene erano false e noiose, ma arrivati al punto cruciale, si mostrava malvagio lasciando donne e bambini a morire per salvare se stesso.

Quell’esempio mi colpì profondamente perché aveva a che fare con una delle credenze limitanti che mi ero portata dietro da tanto tempo e senza nemmeno rendermene conto.

La credenza che il successo economico nasconda terribili risvolti negativi, come l’incapacità di amare ed essere amati, la perdita degli amici, l’aumento dell’ egoismo, la perdita di valori quali la generosità e la capacità di aiutare il prossimo.
E solo quando mi resi conto di quel Credo limitante e di quanto fosse falso e ingiusto (sono del parere che la bontà d’animo o il bieco egoismo non abbiano nulla da spartire con i soldi. Una cosa è certa: se sei indipendente economicamente hai la scelta di comprarti una bella casa o di aiutare i bambini del terzo mondo o, spesso, puoi fare entrambe le cose; se sei povero non hai grandi scelte ….) realizzai perché, nonostante razionalmente volessi raggiungere l’indipendenza economica, non ci ero ancora riuscita.
Ovvio! Il mio volere conscio e il mio Credo inconscio non erano sulla stessa lunghezza d’onda!

Paura del successo: quante volte ci ritroviamo a ripeterci, senza renderci conto quanto questo rafforzi proprio quelle credenze che ci impediscono di avere successo:
“Piove sempre sul bagnato; Le persone di successo sono troppo impegnate; Niente si raggiunge senza affrontare enormi problemi; Sei solo quando sei al top; Senza gli appoggi giusti non si arriva mai; Le donne non raggiungeranno mai quella posizione; Se si vuole fare una cosa tanto vale impegnarsi al 100%; I soldi non crescono sugli alberi”...

Chi ha paura del successo pensa al dopo.
Quando guardi una bella ragazza in discoteca e non ti decidi ad avvicinarti e a cominciare a conoscerla, forse non è del no che hai paura, ma del si, e di cosa questo rappresenti: cambio di abitudini, impegni, tempo da dedicarle…
E se stai valutando una opportunità di lavoro che potrebbe portarti un enorme successo forse non hai paura del fallimento ma ti stai chiedendo e dopo? Quanto ti impegnerà mantenere quel livello di successo?
E se stai scegliendo una dieta forse non hai paura di non riuscire a perdere peso, ma hai paura di riuscirci e di dover fare troppi sacrifici dopo per mantenerti in linea.

Strani giochi tira la mente, ma per essere felici e soddisfatti della propria vita il timone dobbiamo prenderlo in mano noi!

E allora che si fa?
Come ho scritto prima, ma fiduciosa che la ripetizione aiuti sempre:
Ci si dedica un po’ di tempo (il tempo si trova per le cose che ci interessano) e si comincia con analizzare un po’ meno superficialmente le cose che ci ripetiamo, i Credo che ci guidano, con la certezza che, con un po’ di impegno e la voglia di capirsi meglio, i Credo limitanti possono essere cambiati, che non è mai troppo tardi….
e ricordandosi che, come diceva H. Ford
“Che tu creda di farcela o che tu creda di non farcela, hai ragione!”.

(da permigliorare)

Credenze e paure / Paura del Fallimento

Apatia, depressione, scarsa autostima, difficoltà di comunicazione, malinconia e tristezza ti accompagnano da tanto, troppo tempo?
Hai paura di essere rifiutato, di non farcela, di rischiare l’ amore e la tua vita di coppia, di perdere qualcosa che già hai se provi a cambiare qualcosa nella tua vita?
Ti ritrovi a pensare o a ripeterti “Non ci riesco; non sono capace; non posso dire di no; possibile che la mia vita sia come un film drammatico e io sono sempre la protagonista?; vedrai che anche stavolta andrà male; per una ragione o per l’altra non va mai bene come vorrei; non me lo merito”.

Questi sono alcuni dei “sintomi” della paura di fallire.
E queste paure, di fronte a qualcosa di nuovo, ci creano ansia, stress, possono a volte sfociare in veri e propri attacchi di panico.
Da dove nascono queste paure?

QUESTE PAURE NASCONO da Credenze limitanti che spesso ci portiamo dietro dall’infanzia. Quanti genitori, in perfetta buona fede, ripetono in modo apprensivo frasi come “Stai attento che cadi e ti fai male; Non farlo che non sei capace; Ecco lo sapevo, non posso fidarmi di te; Ma possibile che combini solo dei guai?; Se fai così la mamma non ti vuole più bene; Non disturbare il papà, lo vedi che è stanco?; Smettila di sognare ad occhi aperti, sei un ometto ormai!” …e via dicendo.

Quanti bambini crescono con il Credo inconscio di “Non valere, di non essere all’altezza, di non meritare e che i sogni sono cose da bambini”?

Quanti adulti si portano dentro pesanti sensi di colpa perché “Se qualcosa non è andato bene fra i miei genitori la colpa è mia”?

E quante volte ci si ritrova a ripetersi, senza renderci conto che proprio con queste frasi fatte e ripetute non facciamo che rafforzare proprio quei Credo che ci stanno rendendo infelici e insoddisfatti:
“Sono troppo giovane per... Sono troppo vecchio per… Non ho abbastanza tempo… L’amore fa soffrire... Non ci sono abbastanza uomini/donne liberi...

Non lo merito… Le mie relazioni non funzionano mai… Non sono capace di risparmiare… Per un motivo o per l’altro a me va sempre male… Tanto lo so che non ci sono tagliato…”.

La paura di fallire che nasce da questi Credo limitanti non solo ci porta a perdere tante occasioni per essere felici, ma ci fa assumere atteggiamenti “compensativi” che non fanno che peggiorare le cose.

Alcuni anni fa, una cara amica che incontravo regolarmente ogni week end, passava la prima mezz’ora a raccontarmi tutte le cose che erano andate male durante la settimana. Poi ci sorrideva amaramente dicendoSI che in fondo la sua vita era come una telenovelas e che lei ne era comunque la protagonista.
Ovviamente sia io che le altre amiche eravamo pronte a consolarla, a prestarle attenzione e simpatia.
Ecco quindi che la mia amica, che non riusciva ad avere l’amore e le attenzioni di cui tutti abbiamo bisogno attraverso una via salutare, si “creava” la sua dose di disgrazie settimanali: il fidanzato che spariva e non telefonava; il capo sempre pronto a rimproverarla; l’ennesima strisciata con la macchina; l’emicrania che non le dava pace… in modo da “guadagnarsi” la sua dose di attenzioni e di coccole da parte delle sue amiche!

Il suo Credo inconscio era probabilmente diventato qualcosa tipo “Sono sfortunata e la mia vita è piena di delusioni, ma almeno con quelle riesco ad avere l’affetto incondizionato delle mie amiche”

Un Credo del genere agisce forse come una calamita e attira sfortune e dolori? e’ un credo così che ti provoca ansia e depressione?
Non esattamente, ma quasi.
Perché quello che credi è così importante e forte che la tua mente non farà altro che cercare conferme congruenti con quel credo e non notare, non prestare attenzione alle cose (come un buon commento da parte del capo; un nuovo ragazzo che ti corteggia; una giornata senza il mal di testa) che non sono congruenti, che vanno in un’altra direzione.

E allora che si fa?
Ci si dedica un po’ di tempo (il tempo si trova per le cose che ci interessano) e si comincia con analizzare un po’ meno superficialmente le cose che ci ripetiamo, i Credo che ci guidano, con la certezza che, con un po’ di impegno e la voglia di capirsi meglio, i Credo limitanti possono essere cambiati, che non è mai troppo tardi… e ricordandosi che, come diceva H. Ford
“Che tu creda di farcela o che tu creda di non farcela, hai ragione!”.

(da permigliorare)

Per leggere il post sulla Paura del Successo clicca qui.

27 ottobre 2007

Il segreto della felicità

Abbiamo già sostenuto che il denaro è utile ma non è il segreto della felicità umana. Serve certamente a lubrificare gli ingranaggi dell’economia, ma non è l’unica cosa che conta, come già cantava nel 1992 Luca Carboni in “Caro Gesù”: “…oh no i soldi lo so che non danno la felicità, immagina però, come può stare chi non li ha, oh no da soli lo so, da soli no no no…”. Al di là dei proverbi popolari e delle canzonette, a sostegno della tesi che il denaro non sia tutto è scesa in campo da anni la scienza con la “S” maiuscola. In una ricerca condotta presso l’Università del Michigan, è stato chiesto ad un gruppo di studenti cosa migliorasse la loro qualità di vita.

La maggior parte degli intervistati ha risposto: “più denaro”. Ma lo psicologo Mihaly Csikzentmihalyi si domanda: “Visto che siamo così ricchi, perché allora non siamo felici?”. Perché il benessere materiale, nonostante l’ampia pubblicità in tal senso, non è ciò che realmente rende felici le persone, per una serie di interessanti risvolti psicologici. Pensateci: lavoriamo duro così da poter fare più denaro, comprarci macchine più costose e vivere in case più lussuose. Ma una volta che riusciamo a fare più denaro e ad ottenere l’auto o la casa dei nostri sogni, immediatamente sentiamo che non è ancora abbastanza. Quanto più beni possediamo, tanti di più ci sembrano desiderabili (o necessari, a seconda dei punti di vista). Gli psicologi hanno calcolato che in media noi desideriamo il 25% in più di quanto abbiamo, sempre e comunque.

Molti di noi lo fanno inconsciamente, come rispondendo ad un istinto ancestrale tipo l’appetito per il cibo o per il sesso, cui non venga posto alcun limite dal nostro autocontrollo. Ma è inutile riuscire ad ottenere più denaro, se non riusciamo a controllare il nostro istinto che ci porta a cercare di averne sempre più, come il tirchio Ebenezer Scrooge descritto nel “Canto di Natale” (“A Christmas Carol”), composto nel 1843 da Charles Dickens. Il quale Dickens, all’età di dodici anni, a causa di un periodo di difficoltà attraversato dalla propria famiglia (il padre era stato arrestato per debiti dopo aver speso tutto il suo denaro nel tentativo di mantenere un tenore di vita familiare superiore alle sue possibilità), aveva sperimentato sulla propria pelle cosa volesse dire dipendere eccessivamente dal denaro, visto che aveva dovuto andare ad incollare etichette sui barattoli di lucido da scarpe per dieci ore al giorno in una fabbrica di un parente della madre pur di riuscire ad aiutare la famiglia in difficoltà.

Cosa serve dunque per essere felici: sempre secondo Mihaly, i ragazzi che appartengono ad una classe sociale bassa sono più felici di quelli di status sociale più elevato. Per gli adulti scatta un’ulteriore componente: in molti casi le persone più felici sono coloro che impiegano molta parte del proprio tempo in un’attività rispetto alla quale null’altro sembra più importante. In questo caso non si tratta tanto di guadagnare più denaro, ma di trovare desiderabile tale attività, al punto da essere disposti a sacrificare una quantità crescente del proprio tempo libero e delle proprie relazioni sociali pur di farla. Non il denaro, ma il lavoro, sembrerebbe dunque il segreto della felicità almeno per quanto tipo di persone.

Ad ulteriore dimostrazione di quanto sopra altri due psicologi, David Myers e Edward Diener, hanno notato che mentre il reddito personale è più che raddoppiato negli Stati Uniti dal 1960 al 1990, la percentuale di persone che si descrive come “felice” è diminuita. Insomma, il benessere non materiale ci appaga maggiormente di quanto non faccia il benessere materiale; dunque se vostro figlio volesse diventare un cantante, un poeta, un cuoco o un artigiano, non tentate di dissuaderlo magari proponendogli, se proprio non ha voglia di studiare da ingegnere o avvocato, di tentare la carriera di calciatore (o di velina, se avete una figlia femmina), perché guadagna molto più di scienziati, artisti e piccoli artigiani.

Se davvero volete la sua (oltre che la vostra) felicità insegnategli piuttosto a prendersi cura delle relazioni sociali, ossia delle amicizie, indirizzatelo verso un’attività in cui il suo contributo venga valorizzato e riconosciuto, sperate possa godere a lungo di buona salute e riesca a farsi una bella famiglia, all’interno della quale amare e sentirsi amato. Sarà una scelta molto migliore che non cercare di fare ancora più soldi solo per scoprire di non aver neppure il tempo di goderseli. Perché le nostre ricchezze materiali nella tomba, di sicuro, non potremo portarcele, come hanno scoperto a proprie spese i faraoni egiziani millenni or sono.

(stimolatore.com)

30 settembre 2007

Le credenze limitanti: come cambiarle

Smettere di lavorare duro è uno degli obbiettivi che tutti (o quasi), sperano di raggiungere. Cercare di lavorare con intelligenza per soddisfare i propri bisogni, avere più tempo per se stessi e la propria famiglia, raggiungendo la libertà finanziaria.

La gente cerca un metodo per fare soldi, ma l'aspetto più importante è quello psicologico, cambiare mentalità, convinzioni e credenze limitanti.

Queste convinzioni e credenze limitanti, ci sono state trasmesse dalla famiglia: "Vai a scuola, prendi dei buoni voti, una laurea, trova un buon lavoro, meglio se in banca. Ma la scuola non insegna alcun concetto sulla capacità finanziaria, sul gestire il denaro, nè tanto meno a produrlo. La nostra formazione passa attraverso due stadi: quello che consiste nell'imparare a leggere e a scrivere e quello professionale dove apprendiamo i principi del lavoro che abbiamo scelto. Ma la formazione più importante, quella che ci consente di vivere serenamente è la Formazione Finanziaria.

Cambiando le nostre credenze cambiano anche le nostre azioni che producono risultati che confermano le nostre credenze. Henry Ford diceva: "Che tu ci creda o no, comunque avrai ragione".

Ognuno di noi si trova quindi con una miriade di credenze che ha archiviato nel proprio cervello, senza sapere perché siano lì o come ci siano arrivate.

E' possibile cambiare credenze?
Certo che è possibile! Ecco i cinque passi fondamentali.

1) Associare dolore alla vecchia credenza

Cominciare a riflettere su quanto ti potrà costare per mantenere questa credenza nella vita, limitare il tuo futuro, quante opportunità ti potrebbe far perdere e sofferenze per gli anni a venire. Quindi chiediamoci:

- Quanto mi costerà emotivamente non abbandonare questa credenza?

- Quanto potrebbe danneggiarmi fisicamente non abbandonare questa credenza?

- Che effetto avrà sulle persone a me care non abbandonare questa credenza?

2) Creare dubbi

Porsi delle domande che creino dubbi.

- Ma le cose stanno sempre così?

- Questa credenza è ridicola o assurda?

- Ho dei veri e concreti riferimenti che mi confermino questo?


3) Scegliere una nuova credenza potenziante

Scegliere una nuova credenza potenziante che sostituisca la vecchia, capace di dare una mano per ottenere ciò che uno vuole nella vita.

- Ho tutte le capacità necessarie per fare ciò che desidero. Tutto ciò di cui ho bisogno è già dentro di me.

- Solo lasciando andare ogni barriera posso provare l'amore e la passione che merito.

- Ho sempre l'età giusta per fare ciò che desidero e credo giusto per me!

4) Cercare riferimenti per la nuova credenza

Individuare nei propri ricordi riferimenti concreti di quante volte nella vita si è già sperimentato che ciò in cui si è deciso di credere è vero. Cercare nel passato riferimenti che danno conferma della veridicità di questa tua credenza.

5) Associare grande piacere alla nuova credenza e vivere in anticipo i risultati.

Associare grande piacere nella nuova credenza e di vivere ogni giorno credendo in qualcosa che vi aiuti a essere al meglio. Immaginarsi di agire con questa nuova credenza e di raggiungere i propri obbiettivi con facilità e naturalezza. Osservare chi ha ottenuto i risultati che si desiderano e chiedersi in cosa quella persona crede.

Associare credenze potenzianti sul denaro è possibile, bisogna cambiare il proprio stato d'animo, le proprie azioni e modificare la qualità della nostra vita. Crearsi delle regole nei confronti del denaro.

Seguire corsi di formazione, leggere libri su personaggi che sono riusciti ha raggiungere la propria ricchezza, è un'ottima iniziativa.

Crearsi delle entrate automatiche, (senza lasciare il proprio lavoro) è la cosa giusta da fare, per generare un nuovo flusso di denaro. Le entrate automatiche sono quelle che danno la vera ricchezza.

28 settembre 2007

Dedicato a lei / Sei pronta a cambiare vita?


Ci sono periodi in cui pensiamo che la nostra vita non corrisponda a quella che avremo desiderato o sperato. In quei momenti, la voglia di cambiare ci tenta moltissimo. Vorremo trovare un lavoro che ci fa sentire realizzate, andare a vivere con un principe azzurro, attento e appassionato... Ma voltare pagina, metterci alle spalle degli anni di vita non è facile. Dipende dal nostro profondo desiderio di essere in armonia con le nostre aspirazioni.
Sei pronta a cambiare tutto? Questo test ti aiuterà a scoprirlo.

Fonte Alfemminile

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